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INTERVISTA RILASCIATA AL QUOTIDIANO AVVENIRE DALL’AVV. ATTILIO SIMEONE, COORDINATORE NAZIONALE DEL CARTELLO “INSIEME CONTRO L’AZZARDO”

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«Sorpreso perché un politico gioca d’azzardo?

Per nulla. Come altre categorie di benestanti ci sono esponenti, compresi parlamentari di ogni schieramento, diventati vittime di questo sistema. Gente che può contare su un credito personale e patrimoniale che gli consente, mentre si sta al lavoro o nel corso di una seduta, di telefonare alla sala scommesse e ordinare le giocate a distanza». L’avvocato Attilio Simeone, legale della Consulta nazionale antiusura, conosce da vicino storie e dati. E non è ottimista.

Non è deplorevole che venga usato denaro pubblico per sfidare la 'dea bendata'?

Non intendo entrare nel merito di una vicenda della quale non abbiamo ancora sentenze definitive. Una riflessione però va fatta. Il gestore della sala da gioco frequentata da Maruccio ha dichiarato che questi era un «bombardiere». Di per sé ciò prova l’inefficacia del millantato sistema di prevenzione delle patologie da parte degli esercenti.

Cosa vuol dire, nel gergo degli scommettitori, essere un 'bombardiere'?

Che le puntate sono pesanti e frequenti, senza limiti. Poi, come nel caso di Maruccio, a riscuotere ci penserà un emissario della sala giochi. Ecco perché contestiamo il luogo comune secondo il quale la maggior parte dei giocatori sarebbe di estrazione culturale ed economica medio bassa. Al contrario soprattutto su internet gli scommettitori sono persone istruite, che dispongono anche di discrete risorse finanziarie e confidenza con la tecnologia.

In compenso dovrebbe aumentare il gettito fiscale.

Neanche questo è vero. Per il 2012 prevediamo mancati introiti per almeno un miliardo di euro. La gran parte dei giocatori che accedono alle piattaforme virtuali scelgono casinò stranieri, soprattutto inglesi, e su quelle transazioni il fisco non vede un centesimo.

Come agire nei casi più gravi?

Ritengo che serva rilanciare l’istituto dell’amministrazione di sostegno. Molti giudici già ce lo concedono e questo ci permette di accompagnare i giocatori patologici verso il recupero, salvando il salvabile. Si tratta di un percorso molto lungo nel quale non mancano le ricadute, perciò occorre che siano altri ad amministrare il patrimonio di chi altrimenti getterebbe se stesso e i propri familiari sul lastrico.

Cosa pretendere dai gestori?

Stando alle norme l’esercente (che lavora solo su concessione dello Stato) dovrebbe intervenire quando un giocatore esorbita nelle puntate.

E questo lo Stato, che appunto concede il diritto, dovrebbe esigerlo. Ma nessuno controlla che la legge venga applicata.

Perché?

Ricordo ancora una riunione con i Monopoli di Stato nella quale chiesi quante verifiche vengono svolte sui gestori per accertarsi che essi intervengano sui 'forti giocatori'. Venne risposto che non c’è personale sufficiente per queste attività. Perciò apprendere che c’è gente che si presenta alle casse con assegni da 50mila euro, senza che alcuno batta ciglia, credo che per uno Stato di diritto sia davvero immorale.

Quante volte i titolari dei centri scommesse e delle sale da gioco sono intervenuti per 'salvare' i giocatori patologici?

A noi non risulta che sia mai avvenuto.

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