TAVOLA ROTONDA "USURA AZZARDO MASS-MEDIA". SULL'USURA IGNORANZA, INDIFFERENZA E INTERESSI DEI MEDIA. GIAN ANTONIO STELLA AI GIORNALISTI: NOME E COGNOME DEGLI USURAI SUI GIORNALI

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TR_22-02-18_usura-azzardo-massmediaSono circa dieci milioni le famiglie indebitate a rischio usura eppure il fenomeno non interessa ai giornalisti nella stessa misura in cui non interessa alla politica. È assente dalla agenda politica del Paese e dai programmi elettorali dei candidati al Parlamento per le prossime elezioni politiche. Uccide l’uomo nella sua dignità, l’economia nella sua produttività. È un fenomeno antico quanto l’uomo che si evolve e si emancipa con i modelli e con i cicli congiunturali di un Paese. L’usura non è solo cronaca giudiziaria, è economia, politica economica, ha a che fare con la dignità e il benessere della persona, e quindi con la stabilità economica e sociale del Paese. L’indebitamento patologico delle famiglie italiane frena la ripresa economica. Ma tali argomenti non emergono dai racconti giornalistici. Ignoranza, indifferenza e interessi sono alla base del silenzio mediatico.
È quanto emerso dalla Tavola Rotonda “Usura, Azzardo e Mass Media”, organizzata nei giorni scorsi a Roma, in collaborazione con la Federazione Italiana Settimanali Cattolici, con il Patrocinio della Conferenza Episcopale Italiana, dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti e dell’Unione Cattolica Stampa Italiana.

“Questa giornata nasce per approfondire ed entrare nel problema e a capire tutti i nessi tra la dimensione economica e l’andamento del fenomeno, ha dichiarato Il presidente della Fisc, don Adriano Bianchi. Constatiamo il disinteresse della politica per questa drammatica emergenza sociale. In questa campagna elettorale il tema non è entrato in alcun dibattito, eppure molte, troppe persone, sono gravate da situazioni di sofferenza causate dalla dipendenza dall’azzardo, dalla spirale dell’usura e da un conseguente collasso economico”.
“Ha ragione chi si lamenta che non c’è spazio per l’usura sui mass media. La colpa non è solo dei giornalisti, è anche della politica. Se i leader politici parlassero dell’usura i giornalisti sarebbero invogliati a scrivere" - ha ammesso Gian Antonio Stella, giornalista e scrittore. L’autore de La Casta ha parlato a tutto campo delle responsabilità dei giornalisti sul tema dell’usura che non emerge nelle pagine dei giornali. Con gli articoli di una agenzia di stampa nazionale alla mano ha fatto notare che i titoli negli ultimi cinque anni hanno riportato la parola usura 601 volte, poco più di 100 volte l’anno, mentre le parole cane e gatto sono uscite 439 volte. Insomma più attenzione agli animali che alle persone. Ha chiamato in causa anche i leader politici Berlusconi, Renzi, Di Maio, Grasso e Salvini che nell’ultimo anno trascorso di campagna elettorale hanno citato la parola usura zero volte. Stella ha sollevato infine il tema della sanzione morale per gli usurai, i quali nei racconti giornalistici restano nell’anonimato, lanciando un appello ai colleghi: “I cittadini hanno il diritto sapere il nome e il cognome di chi pratica l’usura. Se è usuraio il mio vicino di casa, è giusto che ne sia informato. Avrò pure il diritto di togliergli il saluto”.
L’appello di Stella è stato immediatamente accolto dal presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna: “Sono contento di essere qui, come cittadino e presidente dell’ordine dell’Ordine dei giornalisti che vuole essere un’agenzia culturale che sparge semi di valenza civile. Dobbiamo saldare dei valori eticamente positivi, estendere un sistema valoriale. La libertà di stampa insieme alla funzione culturale ci consente di far lievitare la consapevolezza e quei valori etici che appartengono alla nostra carta costituzionale”.
Il vicepresidente della Consulta Nazionale Antiusura e presidente della Fondazione San Bernardino Luciano Gualzetti ha spiegato che l’azzardo è concepito come uno strumento per pagare i debiti e che le cause dell’indebitamento sono da ricercarsi nell’iperindividualismo, nel consumo ossessivo, nella libertà senza responsabilità, nel mercato senza regole e nella finanza senza fini se non profitto. “Un tempo c’era una logica che diceva che il lavoro produce risparmio e il risparmio consumo. Da un po’ di tempo a questa parte il paradigma si è ribaltato e uno può consumare senza avere i soldi e poi lavora per ripagare i debiti”.
Il prof. Maurizio Fiasco, sociologo, ha spiegato come la povertà sia “causata da indebitamento di massa e senza ritorno”. Una condizione “che è tracimata da alcuni strati più in basso della società per coinvolgere ceti che sembravano aver acquisito una sorta di immunizzazione. Il debito è un convertitore di condizioni in negativo per famiglie, gruppi o imprese. Nel gioco d’azzardo poi, la grande maggioranza perde, determinando che perda tutta la società che si impoverisce progressivamente perché i soldi persi sono sottratti a un reinvestimento in consumi, in attività, nel futuro”. E, per il 2016, si parla di quasi 96 miliardi di euro.
Il prefetto Domenico Cuttaia, Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, ha ricordato che “l’anno scorso il fondo di solidarietà ha erogato circa 18 milioni di euro. L’impegno è massimo e tuttavia le potenzialità che esprime questa normativa vengono realizzate solo in minima parte, perché ne sono escluse le famiglie”. La normativa che regola infatti ha vent’anni”.
“Ma il Fondo di prevenzione dell’usura è alimentato da parte dello Stato molto lentamente e senza continuità - ha aggiunto l’avv. Attilio Simeone -. Il Governo deve intendere che la partita della lotta all’usura si gioca sulla prevenzione”.
Don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana e sottosegretario della Cei, ha parlato del ruolo dei giornalisti nel costruire una cultura di legalità e giustizia e di una Chiesa che rompe il silenzio e l’omertà, portando avanti un’opera quotidiana di liberazione delle coscienze, ricordando “il lavoro capillare dei settimanali diocesani” e soprattutto del quotidiano Avvenire, “che in questo si è distinto e ha assunto un impegno costante”.
“Sull’usura sappiamo che molto non si dice, perché è sommersa, non viene fuori” ha dichiarato Vania De Luca, presidente Unione Cattolica Stampa Italiana. “Parliamo di qualcosa che abbraccia diversi ambiti, l’economia, la società, e la cronaca, che è punto di partenza”. Quando fette di territorio e di società sono vittime di queste situazioni è qualcosa che non può non riguardarci”.
“Da questo incontro pertanto mi aspetto – ha concluso mons. Alberto D’Urso, Presidente della Consulta Nazionale Antiusura – che prenda il via in maniera più concreta e organica un cammino che aiuti a far emergere dal sommerso l’usura, l’informazione sulla estensione e la gravità del fenomeno, l’attenzione non parole alla solidarietà sociale ed istituzionale intorno alla vittima dell’usura. Non si possono fare le leggi contro l’usura con una mano mentre con l’altra mano si incentivano direttamente o indirettamente le cause, come nel caso dell’azzardo. Bisogna riscoprire il rapporto tra l’economia e l’etica affinché il denaro sia strumentale per l’uomo e non l’uomo per il denaro. Il messaggio di Papa Francesco nell’Udienza privata ai volontari delle Fondazioni Antiusura del 3 febbraio scorso lo estendo a voi, cari giornalisti: facciamo rete. Questa comunione di parole, di persone e di azioni possono generare un efficace antidoto contro le forme di illegalità che si nutrono di divisioni, di silenzio, di compromesso. Le vostre penne possono contribuire a rompere l’omertà che si aggira intorno alla piaga omicida dell’usura”.

 

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