Consulta Nazionale Antiusura O.N.L.U.S.

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ASSEMBLEA-CONVEGNO ASSISI, 22-23 GIUGNO 2018: I DATI DEL BILANCIO 2017 DELLA CONSULTA NAZIONALE APPROVATO DAI PRESIDENTI DELLE FONDAZIONI ANTIUSURA ASSOCIATE

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IMG_6483N. 123.926 ascolti di persone indebitate a rischio e a usura e n. 20.222 pratiche finanziate con fondi statali per la prevenzione dell'usura pari a Euro 413.232.029,00. Sono i numeri di Ventitré anni di lotta all’usura che emergono dalla Relazione al Bilancio annuale 2017 della Consulta Nazionale Antiusura, approvato all’unanimità ad Assisi dall’Assemblea ordinaria. L’anno 2017 conta n. 7.501 famiglie ascoltate dalle trenta Fondazioni Antiusura e n. 904 pratiche finanziate e garantite con fondi statali pari a Euro 20.753.891,00. Si è concluso un altro anno difficile, da dieci anni a questa parte, per le trenta Fondazioni Antiusura riunite nella Consulta nazionale che operano sul territorio nazionale. Anche se nei primi mesi del decorso 2017 gran parte dei mass-media hanno propagandato la definitiva uscita del nostro Paese da una crisi profonda e prolungata in Italia vivono in uno stato di grave indigenza economica 7,209 milioni di persone pari al 12% della popolazione ed il 26% versa in seria difficoltà.

I più colpiti in questi anni di crisi sono stati i giovani; per loro la situazione è tuttora critica. Mentre in area Euro la disoccupazione generale si è attestata all’8,7%, in Italia si è fermata al 10,9% cioè al livello di agosto 2012. Il tasso di disoccupazione degli under 25 è tornato a crescere attestandosi al 32,8%, uno 0,3% in più rispetto al mese di gennaio c.a. occupando la terzultima posizione in Europa (la cui media è del 17,7%), dietro la Spagna 35,5% e la Grecia 45%. I più fortunati che riescono a trovare un lavoro, il più delle volte lo trovano in nero (13%).
Secondo i dati ISTAT i giovani che non studiano, non hanno un lavoro e non sono impegnati in percorsi formativi, i cosiddetti N.E.E.T., sono pari a 3 milioni 278mila, il 26% della popolazione fra i 15 ed i 34 anni, in maggioranza donne. Il primato dell’Italia è seguito in Europa dalla Grecia (25,6%) e dalla Bulgaria (22,8%).
Purtroppo il fenomeno si è evoluto nel tempo; nel 2004, primo anno di cui sono disponibili i dati, erano il 19,6%; il dato è sceso al 18,8% nel 2017 per poi risalire dal 2008, anno di inizio della crisi mondiale ed italiana, al 26%.
La crisi ha favorito l’espansione del lavoro irregolare: mentre tra il 2012 e il 2015 andavano in fumo 462mila posti regolari, l’occupazione irregolare è aumentata di 200mila unità, oltre 3,3 milioni. Con l’impiego di irregolari le imprese hanno ridotto il costo del lavoro di oltre il 50% mettendo fuori mercato le aziende legali, con una evasione contributiva di 11 miliardi lasciando di conseguenza i lavoratori privi delle coperture previdenziali, assistenziali e sanitarie.
Secondo la Banca Mondiale il 50% della ricchezza globale è finita nelle tasche dell’1% della popolazione e solo l’1% è stato distribuito al 50% della popolazione più povera.
In Italia la recessione ha scavato ulteriormente il gap tra ricchi e poveri.
La Banca d’Italia, in una recente indagine sui bilanci delle famiglie italiane, ha verificato che il numero di persone a rischio di povertà, cioè con un reddito equivalente inferiore al 60% di quello mediano, è salito al 23% (nel 2006 era al 19,6%), quasi una persona su quattro. L’indice Gini, che misura la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi, è salito al 33,5% contro il 33% del 2014 ed il 32% del 2006. Le famiglie con capofamiglia più giovane, meno istruito o nato all’estero, hanno un rischio di povertà più elevato.
La disuguaglianza reale fra l’enorme ricchezza dei pochi e la disperante povertà di tanti è enormemente maggiore di ciò che risulta dai bilanci nazionali. In effetti, gran parte del danaro delle persone più ricche e potenti è nascosto al di là dei confini in valute diverse nonché in varie forme di beni e proprietà variamente occultati, invisibili, irreperibili, irraggiungibili soprattutto perché manca un serio impegno per riportarli dove serve.
Papa Francesco ha stigmatizzato la situazione con queste parole pronunciate il 25 marzo 2017 rivolgendosi a circa un milione di persone: «Oggi si specula sulla vita, sul lavoro, sulla famiglia. Si specula sui profughi e sui migranti, si specula sui giovani e sul loro futuro. Tutto sembra ridursi in cifre lasciando per altro verso, che la vita quotidiana di tante famiglie si tinga di precarietà e di insicurezza. Mentre il dolore bussa a molte porte, mentre in tanti giovani cresce l’insoddisfazione per mancanza di reali opportunità, la speculazione abbonda ovunque».
C’è da chiedersi allora: come si misura la ripresa dell’economia? Qual è il metro che si utilizza? Il PIL è sinonimo di benessere? Lo stesso ideatore del PIL (Simon Kuznez) già nel 1934 ammoniva che difficilmente il benessere di un paese può essere dedotto dalla misurazione del suo reddito nazionale. Il PIL non fa distinzione tra le attività che contribuiscono al benessere e quelle che lo diminuiscono; persino morire, con i servizi connessi al funerale, lo fa crescere, o un terremoto che rade al suolo un’intera città, con la ricostruzione, lo fa aumentare. Comprende beni e servizi disutili e dannosi come ad esempio l’inquinamento dell’aria, del suolo, la pubblicità delle sigarette e dell’azzardo.
In linea di principio perciò il benessere trae vantaggio dall’aumento del prodotto interno lordo ma non coincide con esso. Da tempo si sta facendo strada una nuova forma di valutazione del benessere: il B.E.S. (Benessere Equo Sostenibile).
Per tornare alle attività della Consulta Nazionale Antiusura, come negli anni passati, i rapporti con la Presidenza e la Segreteria della Conferenza Episcopale Italiana sono stati intensi e costruttivi. Si è sviluppata in continuità anche la collaborazione con la Caritas Italiana e con gli Organismi socio-assistenziali della CEI.
I rapporti con il Ministero dell’Economia e delle Finanze anche nel corso dell’anno 2017 sono stati collaborativi. Continua è stata la richiesta per una migliore ripartizione dei fondi fra Fondazioni e Confidi, così come sul trasferimento di risorse dal Fondo di Solidarietà al Fondo di Prevenzione.
Come ormai è prassi consolidata, la Consulta Nazionale Antiusura ha collaborato con il Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, Prefetto Domenico Cuttaia, nello svolgimento delle attività proprie del Comitato nazionale di Solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura. Nel 2017 il Comitato ha deliberato interventi per euro 17.905.972,11, di cui euro 11.378.254,66 a favore delle vittime di estorsione e euro 6.527.717,00 a favore delle vittime di usura. Al Prefetto è stata sollecitata la soluzione relativa all’accesso delle famiglie alle provvidenze previste dall’art. 14 della Legge 108/96, allo stato riservate ancora, solamente agli operatori economici.
Gli istituzionali rapporti intercorrenti con le Fondazioni antiusura, nel 2017 si sono svolti in un clima di vicinanza e collaborazione. Si sono associate alla Consulta Nazionale Antiusura la Fondazione “San Giuseppe Lavoratore” di Lecce e la Fondazione “San Martino Antiusura” di Tortona (Alessandria).
Anche l’anno 2017 ha visto impegnata la Consulta Nazionale Antiusura nella lotta, intrapresa dal 1998 contro l’azzardo. Nella speranza di rimuovere gli ostacoli politici sono state inviate richieste di audizione ai Presidenti delle Commissioni parlamentari interessate all’argomento avente come prospettiva la Conferenza Unificata Stato-Regioni in ordine al “Riordino dei giochi”. Sono stati effettuati diversi incontri con il Sottosegretario al Ministero dell’Economia e Finanze, on. Pier Paolo Baretta, al quale hanno partecipato mons. Alberto D’Urso, l’avv. Attilio Simeone, responsabile del Cartello “Insieme contro l’azzardo” e il prof. Maurizio Fiasco, consulente della Consulta, sottoponendogli le osservazioni della Consulta Nazionale Antiusura in tema del “Riordino del settore gioco pubblico”.

Gran parte degli argomenti contenuti nella Relazione al Bilancio 2017 sono stati oggetto di una Tavola Rotonda che ne è seguita,  nel corso della quale il Prof. Maurizio Fiasco ha presentato la Ricerca che titola “TRA DUE GRANDI RECESSIONI ECONOMICHE. IL SOVRAINDEBITAMENTO DELLE FAMIGLIE ITALIANE NEL DECENNIO 2006-2016. DIMENSIONI, CARATTERISTICHE, PROPOSTE PER IL SUPERAMENTO".

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