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«IL TEMPO DEI SOLDI MARCI» L'EDITORIALE DELLO SCRITTORE ROBERTO SAVIANO CHE SUL QUOTIDIANO LA REPUBBLICA PARLA DELL'USURA IN QUESTO TEMPO DI CRISI

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Pubblichiamo di seguito il testo integrale dell'editoriale di Roberto Saviano pubblicato sul quotidiano La Repubblica del 20 maggio 2020.
«IL TEMPO DEI SOLDI MARCI» (di Roberto Saviano)
In attesa che l'Europa si muova, in attesa che le istituzioni diano garanzie alle banche, in attesa che la cassa integrazione finalmente parta, in attesa che arrivino i soldi sul conto, in attesa che si riapra, in attesa e ancora in attesa esiste chi sta fornendo soldi alle imprese, alle famiglie, ai commercianti: gli usurai. Che i soldi siano tutto è tutto ciò che sappiamo dei soldi: ho manipolato il celebre verso di Emily Dickinson sostituendo la parola amore con soldi. Ma non è vero - mi aspetto come risposta - i soldi non sono tutto! Certo, direi persino, ovvio che non siano tutto ma lo stesso vale per l'amore, non è vero che l'amore è tutto. Beh, mi si controbatterebbe ma l'amore nel verso di Emily è considerato nella sua capacità di dare senso a tutto, quindi è poeticamente tutto. Saprei a questa obiezione ricordare che in genere chi declama che il denaro non è motivo né di felicità né di serenità si trova proprio tra coloro che il denaro lo possiedono al punto da comprendere che effettivamente non sia condizione unica sufficiente per esser felici.

In attesa che l'Europa si muova, in attesa che le istituzioni diano garanzie alle banche, in attesa che la cassa integrazione finalmente parta, in attesa che arrivino i soldi sul conto, in attesa che si riapra, in attesa e ancora in attesa esiste chi sta fornendo soldi alle imprese, alle famiglie, ai commercianti: gli usurai. Che i soldi siano tutto è tutto ciò che sappiamo dei soldi: ho manipolato il celebre verso di Emily Dickinson sostituendo la parola amore con soldi. Ma non è vero - mi aspetto come risposta - i soldi non sono tutto! Certo, direi persino, ovvio che non siano tutto, ma lo stesso vale per l'amore, non è vero che l'amore è tutto. Beh - mi si controbatterebbe - ma l'amore nel verso di Emily è considerato nella sua capacità di dare senso a tutto, quindi è poeticamente tutto. A questa obiezione vorrei ricordare che in genere chi declama che il denaro non è motivo né di felicità né di serenità si trova proprio tra coloro che il denaro lo possiedon. Chi non ha denaro sa, invece, che tutto parte dall'averlo. I diritti e la sicurezza sociale sono le liberatorie strategie politiche che tolgono la centralità al denaro, perché se devi comprarti la salute, la scuola, se devi comprarti il rispetto, la tolleranza, se la reputazione, il carisma e persino la sensualità sono acquistabili, ecco che il denaro diventa tutto, più di tutto, misura di tutto.

Ma torniamo all'usura. La crisi pandemica e l'incapacità politica a gestirla stanno esponendo l'intero sistema economico a una crisi di cui ancora non riusciamo nemmeno a comprendere i confini. L'assenza di soldi non crea solo povertà, disagio e fallimento negli individui, l'azienda che muore, il quartiere che si trasforma, la città che peggiora. La dinamica vera della crisi di liquidità ha un principio molto più universale che in genere viene trascurato, ossia il fatto che l'assenza di soldi non fa sparire il denaro ma porta alla vittoria dei soldi marci. E questo non è più un problema dell'individuo, della singola azienda che chiude, del quartiere che peggiora, ma di tutti. Il dato ufficiale del Viminale parla di un +9,6 per cento di reati di usura solo nei primi tre mesi dell'anno: a marzo, rispetto al 2019, è questo l'unico reato in aumento. Il dato di Napoli è il più preoccupante: a marzo su marzo è quintuplicato. All'usura ci si rivolge quando ogni altro spazio è chiuso (le banche, i prestiti degli amici, dei parenti), quando i propri beni venduti sul mercato non renderebbero quanto serve. E ci si rivolge allo strozzino perché l'usura, a differenza delle banche, non rifiuta mai di elargire soldi. Li concede subito. E mentre le banche danno soldi solo a chi ha già soldi, la garanzia che chiede l'usura non è il denaro e nemmeno la proprietà: è la vita stessa. Gli usurai sanno che, quando chiedi soldi, li riporterai perché altrimenti avrai le gambe rotte, i cani sgozzati, le figlie minacciate di stupro, il corpo ustionato. L'usura è storicamente divisibile in due macro-territori: quella familiare e quella d'impresa. L'usura familiare è quella cui si rivolge i l padre di famiglia per comprare l'auto, per far sposare la figlia, quella che spesso copre il vizio del gioco, la voglia di ristrutturare casa. Poi c'è l'usura d'impresa, sostitutiva di fidi bancari che non arrivano, per pagare i fornitori, per provare ad allargare il proprio giro d'affari, o più spesso per pagare i dipendenti in tempo di crisi. Il Covid ha fatto coincidere i due mondi.

Alla Consulta nazionale antiusura le richieste di aiuto sono raddoppiate. Alle richieste però non corrispondono le denunce, il terrore è ancora molto. Solo nel 2019, il Fondo nazionale antiracket ha liquidato circa 18 milioni a vittime di usura, mentre i dati dicono che solo nei due mesi di lockdown sono già stati usati cinque milioni per difendere le vittime di usura: 1,9 milioni solo a Napoli. Laddove il lavoro è meno garantito, l'unico modo di avere soldi per andare avanti è l'usura. E all'usura, che ha un giro d'affari di 30 miliardi all'anno (cifra considerata valida da tutte le associazioni che studiano e contrastano il fenomeno), si arriva senza dover essere prossimi ad ambienti criminali. Negli ultimi studi di Sos Impresa si evidenzia come spesso siano proprio i commercialisti a mettere in contatto il cliente in crisi e l'usuraio. Tutti siamo, in linea di massima, esposti all'usura: non solo il vizioso, il quasi criminale, o il giocatore d'azzardo. Storicamente non era una pratica mafiosa, le organizzazioni criminali in linea di principio la rifiutavano (come la prostituzione) perché era considerata una pratica disonorevole. Ma in realtà dietro alla scusa dell'onore c'era la logica del consenso. Molti capi storici, come il capo della Nuova famiglia, il nolano Carmine Alfieri, come il suo rivale Raffaele Cutolo, ma anche Saro Riccobono, il boss di Cosa Nostra di Mondello, avevano sull'usura una politica ostile. Imponevano di azzerare gli interessi in occasioni particolari o ciclicamente obbligavano gli usurai (da cui prendevano percentuali) a non fare violenza alle donne dei creditori. Insomma: camorra, 'ndrangheta e Cosa nostra l'usura la tenevano sotto controllo. Da qualche anno, invece, le mafie hanno deciso di usare direttamente la pratica usuraria. Quella individuale è stata delegata ai gruppi più deboli, mentre l'usura d'azienda è diventata una strategia sempre più centrale per i loro affari. Usano il prestito alle imprese per divorarle da dentro con i debiti. In queste settimane in Italia l'invasione delle cavallette è l'usura mafiosa: offrono soldi subito e in cambio non chiedono apparentemente nulla. Se chiedi 20 mila euro devi ridarne 20 mila, invece di 40 mila dopo venti giorni o 80 mila dopo un mese e mezzo (questo, solitamente, il tasso d'interesse).

Ma perché questa politica? Perché ora non chiedono nulla, ma passata la fase critica chiederanno di comprare le case dei debitori ai prezzi che loro stessi fisseranno. Imporranno voti, si intesteranno beni, insomma stanno comprando la vita stessa di chi è in difficoltà. Tutti i clan in questo momento sono impegnati nell'elargire soldi, nell'usare i debiti per prendersi tutto. Perché i soldi non siano l'orrido orizzonte delle nostre vite dobbiamo averli, perché l'usura mafiosa non si impossessi dell'intero Paese bisogna intervenire subito. I soldi devono arrivare subito alle persone e alle aziende direttamente sui loro conti: tamponare quest'emorragia non è impossibile. Ma non c'è più tempo, ogni ora che passa la pagheremo con gli interessi agli usurai.