COMUNICATO STAMPA
Il “6” sfugge ancora
e gli incassi del Superenalotto aumentano
L’art. 32 della Costituzione italiana ci ricorda che: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”. Ebbene, non sembra affatto che gli uomini della Politica e i nostri Governanti ne tengano molto conto. Confermano, con la loro indifferenza e il loro silenzio, quell'ipotesi già avanzata in letteratura da Dostoevskij, Musil, Schnitzel e Roth, i quali, descrivendo i difetti dell'élite russa, il primo, e denunciando la crisi degli Asburgo e di una cultura collocata nella Vienna in attesa della Grande guerra, gli altri, dichiaravano come il gioco d'azzardo e l'usura – ad esso sempre strettamente collegati – assumano particolari connotati nei momenti sociali e politici di decadenza.
Incentivando il gioco d'azzardo, lo Stato – e soprattutto i gestori del gioco – aumentano i propri introiti e favoriscono allo stesso tempo il senso di perdita dell'identità delle persone. Dichiarato, venduto, spacciato per divertimento, momento di socializzazione, ecc., il gioco d'azzardo viene aiutato a far parte della nostra vita quotidiana, deprivata dell'autoresponsabilità e immolata sull'altare dell'aleatorietà, della fatalità come unica condizione di possibilità … per molti, ma del lucro di pochi!
È sorprendente come il feticcio del danaro e il feticismo della facilità del guadagno si concretizzino sempre più in un presente che affida la propria costituzione al qui e ora, distruggendo ogni idea di costruzione di un futuro. Ma lo sanno, i rappresentanti dello Stato italiano, chi è il giocatore d'azzardo che questa mania di ricorso e di promozione del gioco alimenta?
Forse è meglio credere che non lo sappiano, altrimenti la loro immagine rischierebbe ancora di più.
Occorre a proposito ricordare ancora che il succitato art. 32 continua assicurando “cure gratuite agli indigenti”. Tali sono i giocatori d'azzardo! Lo Stato ne ha mai visto almeno uno? Non a caso l'Associazione Americana di Psichiatria ha incluso il gioco patologico tra le dipendenze senza droghe e il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV) ha fornito una precisa classificazione delle principali caratteristiche del giocatore patologico. Si tratta, infatti, di un soggetto – e in Italia ci sono almeno 600 mila di queste persone – di cui viene alterata la personalità narcisistica, ossia un soggetto che, rimasto congelato nella fase infantile, viene indotto a credere in uno stato di onnipotenza, di disporre di un potere magico che gli consente l'illusione del controllo, convinto di possedere capacità e abilità per sviluppare strategie finalizzate a vincere” il caso. Queste, dunque, le personalità che lo Stato sta tentando di formare, questi i cittadini di domani – in verità – sono già di oggi! L'obliterazione delle coscienze è già in atto.
Ci aspettiamo almeno le cure gratuite!
Ma… come me, gli operatori che vengono a contatto con la disperazione dei giocatori d’azzardo e tanti cittadini, si chiedono: c’è un tetto in questi giorni per dire basta alla corsa del 6 o per dire destiniamo ai terremotati di Abruzzo questo denaro annullando le norme (art. 12) di carattere fiscale in materia di giochi già previste dal Decreto Legge del 23 aprile u.s.?
La vincita di 113 milioni (per ora!) può solo fare “impazzire” qualcuno. Eppure, secondo il rapporto ISTAT in Italia si contano più di 8 milioni di poveri, concentrati soprattutto al Sud, costretti a spendere l’indispensabile per sopravvivere e corrispondono a oltre il 13% della popolazione.
Non possiamo assistere tranquilli e inerti di fronte a questa stridente contraddizione: da una parte aumenta la posta del Jackpot e dall’altra aumenta la povertà assoluta (dal 4,1% al 4,6% e nel Sud dal 5,8% al 7,9%).
La vincita del Jackpot potrebbe aiutare molte famiglie a riavere un tetto, un posto, una scuola, un pane e tanti ragazzi non sarebbero condannati a vagare da un tendopoli all’altra.
Bari, 31 luglio 2009