“Se non è passato il progetto avanzato qualche tempo fa di creare un Casinò in ogni regione d’Italia, perché oggi dovrebbe passare questa proposta che renderebbe il gioco d’azzardo ancora più pericoloso?”.
È secco il “no” di mons. Alberto D’Urso, segretario della Consulta Nazionale Antiusura, alla proposta del ministro del Turismo Michela Brambilla di introdurre dei Casinò negli alberghi a cinque stelle.
Interpellato dal SIR, mons. D’Urso parla di “proposta diseducativa che non fa che incentivare ulteriormente il gioco d’azzardo che miete vittime di cui nessuno si ricorda - i giocatori patologici -, seguite e curate quasi esclusivamente dalle associazioni di volontariato”.“In Italia, i dati Caritas dicono che già oggi il 4% delle famiglie si indebita per beni di prima necessità – prosegue il sacerdote -.
Invece di fare riferimento all’art.1 della Costituzione, secondo il quale l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, con conseguente obbligo per tutti i cittadini di adempiere agli inderogabili doveri di solidarietà economica, si fa riferimento a iniziative che alimentano l’indebitamento, il sovraindebitamento, l’usura e quindi la rovina di tante famiglie. Si dimentica che vi sono altri 800mila nuovi disoccupati tentati dal ricorso alla fortuna attraverso la continua proposta di giochi che finisce per affamare ulteriormente le persone più deboli”.
“I casinò ospitati negli alberghi – osserva ancora mons. D’Urso - si porranno in concorrenza con le quattro case da gioco del nostro Paese (Sanremo, Saint Vincent, Venezia e Campione, ndr) che già stanno attraversando una congiuntura negativa legata alla crisi economica e alla progressiva trasformazione del mondo del gioco. La loro presenza potrebbe creare problemi soprattutto nel Sud Italia e nelle Isole dove si concentra il 37% degli hotel a cinque stelle”.
Mons. D’Urso esprime inoltre preoccupazione per “l’incremento dell’indebitamento, del ricorso all’usura e delle estorsioni” registrato intorno ai quattro casinò operanti in Italia: ciò “dimostra che la sorveglianza non riesce a limitare i danni. Qualora si dovessero sviluppare oltre 230 case da gioco sul territorio, come si farà a controllare queste situazioni? Occorrerà pensare ad una polizia turistica?”.
“Il fatto che simili iniziative siano state realizzate in Spagna, Francia e Slovenia – osserva - non è un buon motivo per non ragionare con la nostra testa e opporvisi: a guadagnarci è anzitutto sempre lo Stato”.
“Chi afferma che tale proposta è riservata solo alle persone ricche – conclude il segretario della Consulta antiusura – non considera che se andrà in porto avremo nuovi poveri anche da questa categoria”.