«L’azzardo tassato meno del pane» Aumenta il fatturato dei gestori. E lo Stato accetta di incassare sempre meno

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Simeone (Consulta Nazionale Antiusura): «Su alcuni tipi di scommesse disponibili su Internet, l’imposizione è dello 0,6%»

Articolo di Nello Scavo tratto da L’Avvenire del 6 dicembre 2012

I conti non tornano. Le entrate e­rariali da lotterie e da lotterie on line precipiteranno dai 3,2 mi­liardi di euro stimati per il 2012 a 938 milioni nel 2013, mentre le entrate totali di tutti i giochi sono già dimi­nuite di quasi il 7% a quota 7,10 mi­liardi. Le catastrofiche previsioni so­no contenute in un documento de­positato ieri dal governo sul tavolo della commissione Finanze del Se­nato. Un tracollo per l’Erario, non per i gestori del gioco d’azzardo. Lo scor­so anno gli italiani hanno speso 79,9 miliardi di euro, mentre per il 2012 si prevede una spesa record di 130 miliardi.

E si spiegherebbe con il colossale bu­co di bilancio il via libera non solo al­le slot on line (accessibili già da lunedì scorso) ma perfino a vere bische le­gali per il gioco del poker, finora am­messo solo nei casinò. Entro gennaio dovrebbe infatti essere emanato il bando per l’assegnazione di mille nuove licenze per l’apertura di sale in stile saloon da vecchio West. La ba­se d’asta, stando a quanto potrebbe essere inserito nel decreto Millepro­roghe, sarà di 100mila euro. Nel pri­mo anno di apertura le stime parla­no di un fatturato da 1,5 miliardi, su cui lo Stato incasserà solo 45 milioni di euro. «Un misero 3% che non ba­sterà – denuncia l’avvocato Attilio Si­meone, consulente giuridico della Consulta nazionale antiusura – a far fronte al costo sociale di questa as­surdità ». Un co­sto sociale che non si affronta «alzando l’impo­sizione fiscale – mette in guardia Simeone –, ma regolamentando il gioco d’azzar­do, come fanno altri Stati europei».
Per ogni giocatore ci sono sei perso­ne (familiari ed anche lavoratori alle dipendenze dello scommettitore cro­nico) che soffrono i riflessi negativi delle scommesse. Una media, que­sta, calcolata dalla Consulta Antiusu­ra che ha raccolto i dati di tutte le as­sociazioni e le fondazioni attive nella Penisola.
«E se il 3% di tas­sazione sulle giocate sembra una percentua­le irrisoria – spiega il legale – , bisogna sapere che su alcuni ti­pi di scommesse disponibili su In­ternet, l’imposizione è dello 0,6%. In­somma, sull’azzardo la tassazione è più bassa che sul pane», che ha un’I­va al 4%. Dal Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia spiegano che le entrate totali relative ai giochi nei primi dieci mesi del 2012 sono ri­sultate di 10,7 miliardi di euro (765 milioni di euro in meno, pari a un ca­lo del 6,7%). Considerando solo le im­poste indirette il gettito derivante dal­le attività da gioco (lotto al lordo del­le vincite, lotterie e delle altre attività di gioco) si attesta a 10,4 miliardi di euro, con una perdita di 664 milioni (-6%).
«Il dato è giustificato dallo sposta­mento sul gioco online – ha recente­mente chiarito il sociologo Maurizio Fiasco – difficilmente regolamenta­bile e quindi tassabile. La bolla fi­nanziaria è quindi dietro l’angolo e si avvicina sempre di più».
Mettere dei soldi sul tavolo virtuale di un 'web-casinò' inglese, la gran par­te dei quali ha delle frequentatissime «sale da gioco» in lingua italiana, si­gnifica disperdere capitali impeden­done la tassazione italiana, peraltro impedendo la tracciabilità del dena­ro.
«Senza una regolamentazione – av­verte l’avvocato Simeone –, non ci vuole molto a capire che le mafie pos­sono facilmente infiltrarsi tanto nel­la gestione quanto nel riciclaggio dei proventi illeciti». Tutto a tassazione agevolata.

> Pagina intera originale del Quotidiano L’Avvenire